Nerio Alessandri: a tu per tu con i grandi imprenditori e manager del nostro tempo

Nerio Alessandri: a tu per tu con i grandi imprenditori e manager del nostro tempo

 

Un viaggio nel mondo di “Nerio Alessandri” per conoscere l’imprenditore e l’uomo che ha segnato la storia del wellness nel mondo.
Attraverso riflessioni e discorsi da lui dichiarati pubblicamente ripercorriamo frammenti di vita vissuta tra le mura in azienda, tra i colleghi, i soci e non solo.

 

Guarda fuori dalla finestra, sii curioso e vai alla conquista!

 


La fame è una grande opportunità.
Ti costringe a migliorare e a non aspettare il futuro, ma a costruirtelo tu.
Sogno, fame, visione, lavoro quotidiano, la meta, la strada, il desiderio e la fatica.
Sono gli ingredienti a disposizione di tutti, per averli non serve denaro, ma curiosità.

 


Mai trascurare i dettagli, mai smettere di
considerare il punto di vista degli altri, mai abituarsi all’abitudine, e soprattutto mai lasciarsi soggiogare dalla vanità.

 


Ai bambini non servono dimore lussuose per imparare a sognare, i bambini sono curiosi perché non hanno il virus del preconcetto.

 


Quando l’ho conosciuta, Stefania aveva sedici anni e io venti.
Da allora è stata sempre al mio fianco, mi ha sostenuto  fin dall’inizio, poi è stata il collante della famiglia.
Siamo sempre stati solidali nei progetti e nei sogni, nella fatica e nell’entusiasmo.

 


Dalla curiosità nasce la voglia di migliorare e da lì la grinta che ti fa sopportare la fatica
necessaria a conquistarsi ogni cosa.

 


Il cliente è l’unica e vera ragione di esistenza di un’azienda, non è solo quello che garantisce il futuro, ma colui che con le sue esigenze la stimola a evolversi e a migliorare nella

competizione con gli altri.

 


Restare fermi, però, è il modo migliore per
morire, magari lentamente, ma morire.

 


Quando arrivi in alto l’errore fatale è dietro l’angolo, s’infiltra nel pensiero, poi nelle scelte, infine nell’agire, giorno dopo giorno.
E’ un
errore che nasce dal sentirsi realizzati, che ti toglie la fame e la voglia di migliorare, è un errore dal nome dolce, ma malefico come un veleno, è un errore che si chiama
autocompiacimento.

 


Sai che il futuro te lo devi inventare tu stesso e cercare di arrivare prima degli altri.

E’ faticoso.

 


Da azienda leader di prodotto vogliamo lasciare un segno in termini di cultura di impresa, ma per riuscirci dobbiamo
diventare grandi, aumentare la platea a cui ci rivolgiamo e creare consenso attorno alle nostre idee, anzi all’idea che sta alla base di tutto, e cioè far  muovere la gente sempre di più.

 


Sono maniaco, lo so, ma so anche che non costruisci nulla dal nulla se non sei ossessionato dalla perfezione dei
particolari.

 


Io ho sempre cercato di circondarmi di persone più brave di me, perché mettersi in discussione e confrontarsi anche aspramente con chi vale è fondamentale per crescere.

 


Fin dall’inizio ho creduto che il Centro Ricerche fosse il cuore per un’impresa che vuole evolversi, perché solo con
prodotti innovativi conquisti mercato e credibilità.

 


Guardare dall’alto aiuta l’immaginazione.

 


Capii che il punto di vista cambia la prospettiva e che le cose viste dall’alto sono diverse che viste da vicino.
Fu in quel preciso istante che intuii
l’importanza del “punto di vista”, senza esserne pienamente cosciente.
Il significato profondo di questa esperienza lo capirò molti anni dopo, quando realizzerò che è il punto di vista a cambiare la prospettiva.

 


Immaginare il futuro non è una cosa che ti piomba sulla testa da sola, ma un
esercizio, un allenamento. Immaginare il futuro non significa solo sognare, ma volerselo costruire.

 


Abbiamo cambiato loro la scala di riferimento e quindi il senso di responsabilità,
la dimensione, le aspettative.

 


Domani mattina saremo tutti qui 
a lavorare, senza aspettare, senza lasciarci sedurre dal successo.

 

 

Il successo è sempre pericoloso, va trattato con molta diffidenza perché è un cattivo consigliere, va domato e interpretato.
Io ripeto spesso che
quando una cosa ha successo, vuol dire che è già superata, obsoleta.

 

 

Solo i prodotti che diventano icone sopravvivono  perché sono fatti di elementi che dureranno nel tempo:
innovazione, qualità, funzionalità, design e unicità.

 

 

Quando ci si accorge di non avere più successo è troppo tardi, per questo bisogna avere l’umiltà e l’intuito di cambiare nel momento di massimo risultato.

 

Capisco che fermarsi sulle conquiste raggiunte è una grande tentazione, perché conquistare costa fatica, rinunce, e impegno.

 

 

Lavorare e studiare non mi pesa e non mi sento sfortunato, non ho tempo di pensare a quello che non ho, preferisco darmi da fare per ottenere quello che vorrei.
E’ come se avessi
dentro una spinta ad andare avanti che nasce da due cose.
La prima è un
fortissimo senso di responsabilità.

 

 

E’ da quell’episodio che è nato il mio terrore di tornare povero.
Si, lo confesso, ho paura di tornare povero, ma non nel senso di perdere le cose materiali.

La cosa peggiore sarebbe perdere la possibilità di viaggiare, conoscere persone, costruire contatti, realizzare idee.

 

 

A me piacerebbe lasciare un segno nel mondo.

 

Non dobbiamo considerare le aziende come oggetti di nostra proprietà, ma come organismi autonomi che creano valore, ricchezza e cultura a prescindere dalla proprietà, che oggi è nostra e domani potrebbe essere di altri o diffusa.

 

 

Si imparano tante cose ascoltando le conversazioni degli altri.

 

 

Soprattutto capisco che con quel suo modo di fare autoritario non ottiene il meglio dai suo dipendenti, ma solo quello che chiede loro, niente di più, perché invece di dare stimoli incute paura e non li fa sentire partecipi.

 

 

Leggo tanti curriculum, ma soprattutto mi faccio fare tante domande perché sono più importanti le domande delle risposte, perché è dalle domande che capisci la stoffa e il livello di curiosità di una persona.

 

Non contano tanto le competenze tecniche, che gli svegli e volenterosi imparano in fretta, ma le qualità interiori, le ambizioni, le aspettative, la sincerità, l’umiltà, l’entusiasmo e la voglia di imparare.

 

 

La bravura di un imprenditore sta nel saper vedere nei canditati quella scintilla e metterla alla prova.

 

 

Mi sono reso conto che chiudersi al nuovo, non avere l’agilità mentale di fare associazioni inconsuete può essere mortale per il futuro di un’invenzione, di un’impresa, ma anche di una persona.

 

 

Mi è sempre interessato scoprire i segreti di chi ha costruito qualcosa, da questo punto di vista mi sento un perenne principiante, e mi piace fare domande, a tutti.

 

La tua riuscita dipende sempre dai punti di riferimento che ti dai.

 

 

Cerchi di costruirti opportunità anziché subire gli eventi.

 

 

Fortunati si diventa, è una verità che ho compreso nel corso di molti anni.

 

 

[Parlando della prima macchina disegnata, l’esemplare num. 1, la Squat]
Ogni volta che le passiamo davanti ci circonda quanto potere hanno le idee se sono supportate dalla voglia di realizzarle.

 

 

Posso contare solo su me stesso e devo armarmi ogni giorno di quella voglia incrollabile di fare e di quell’energia che ti fa sentire capaci di superare qualunque ostacolo.

 

 

Ho una visione.

 

Certo, è un rischio lasciare il posto sicuro, ma sono di fronte a un bivio importante e sento che tutte le mie energie devono andare verso il futuro, non verso la conservazione delle piccole certezze.

 

 

Nei primissimi tempi devo fronteggiare molto scetticismo e l’assenza di un sostegno psicologico alla mia avventura, devo fare i conti con frasi e atteggiamenti che mirano più a coraggiarmi che a spingermi avanti.

 

 

Però un conto è sognare, un altro è realizzare.

 

 

Chi cerca solo la sicurezza, chi non rischia, chi non crede fino in fondo nelle proprie idee, chi lascia spazio alla paure che alla voglia di cambiare non vive nel futuro, ma nel passato, e chi guarda solo al passato, prima o poi, perde proprio quello a cui tiene di più, ovvero le certezze, le sicurezze, il posto tranquillo.

 

Il mondo cambia, oggi cambia a una velocità ancora maggiore di allora.
Se i giovani non capiscono che bisogna guardare avanti anziché indietro, perdono la possibilità di costruirsi
un futuro migliore, si dimenticano che ognuno di noi è libero di scegliere come vuole vivere, che se si desidera veramente qualcosa si è anche disposti a superare tutti gli ostacoli per arrivare al proprio obiettivo.

 

 

Ho capito che sono gli ostacoli a insegnarti di più, perché è proprio nella tua capacità di superarli che si vede quanto vali.

 

 

Sii onesto, attento, umile.
L’onestà paga, se sei onesto sei rispettato, se perdi il rispetto nessuno vorrà più fare affari con te.

 

 

Io che non posso ancora permettermi di assumere tutto il personale necessario, ricopro tutti i ruoli che servono e cambio vestito secondo la necessità del momento: progettista, impiegato, operaio, venditore, titolare, tutto nella stessa giornata.

 

Il comandamento resta sempre lo stesso:
la qualità prima di tutto.

 

 

Cominciamo a capire che quando un’azienda ha successo perché ha avuto un’idea nuova, subito spuntano altre aziende che cercano di copiarla mettendo sul mercato lo stesso tipo di prodotto.

 

 

Si va avanti se si continua a innovare prima degli altri.

 

 

Quando vuoi fortemente una cosa, non puoi aspettare che gli altri si ricordino di te, devi muoverti per primo, riproporti, e se ricevi un no devi insistere.

 

 

Non possiamo accontentarci dei successi fin qui ottenuti.

 

 

Le idee vincenti spesso nascono da un ostacolo, da una difficoltà.

 

Le statistiche servono ma misurano un cambiamento già avvenuto e quindi sono sempre in ritardo sulla realtà.

 

 

Saranno necessari anni, pazienza e costanza, ma alla fine l’espansione di questa idea ci darà un’immagine diversa rendendoci unici e innovativi rispetto alla concorrenza estera.
Tutto questo lavoro alla lunga ci ha premiato.
E’ questa l’intuizione che ci ha differenziato.

 

 

Quando arrivi con un’idea molto innovativa, trovi sempre qualcuno che ti dice che non si può realizzare perché non lo fa nessuno, non avrà successo, non la capiranno, è troppo
difficile. In realtà, la cosa difficile è trovare l’equilibrio fra i dubbi e la convinzione su un progetto.
Io per natura sono ipercritico, torno sempre sulle mie riflessioni e il giorno dopo le rimetto in discussione.
La cosa più importante
è trovare i punti deboli, analizzarli a fondo, capire che cosa li causa, correggerli e alla fine, se si è convinti, procedere resistendo alle critiche.

 

Quello che all’inizio era un grande problema si è trasformato in una grande opportunità.

 

 

Se sai cogliere l’occasione e hai l’idea giusta, con poco ottieni grandi risultati.
Ma l’occasione non arriva da sola dal cielo, la si costruisce con umiltà, sagacia, spirito di osservazione e molta creatività. Bisogna sforzarsi di immaginare, rischiare e andare oltre.

 

 

La forza della negoziazione si basa prima di tutto su una proposta interessante, poi è essenziale saperla vendere.
L’ho sviluppata sul campo facendo di necessità virtù, perché
se devi vendere prodotti, idee e immagine, se devi sgomitare per fare spazio alla tua impresa, alla tua creatura, e non hai nessuno dietro, e sai che se sbagli vai a casa, allora ti muove una grinta bestiale, forte come l’istinto di sopravvivenza che acuisce i sensi e la curiosità.

 

 

Se un’idea è buona va avanti da sola.

 

L’imbestio è una parola, un concetto, che non esiste sul dizionario.
E’ lo stato d’animo  che hai quando sei coinvolto totalmente in quello che fai, perché sa di lavoro duro e di dedizione assoluta.
L’imbestio è la molla di chi non
si accontenta, di chi cerca di migliorarsi sempre nella ricerca di un nuovo dettaglio nel prodotto, nel captare nuove tendenze e modelli di business in giro per il mondo.

 

 

L’imbestio è il graffio della tigre, l’energia che non ti fa fermare mai di fronte a nessun ostacolo, la curiosità vigile, come il fiuto di un predatore, che ti rende pronto a cogliere
ogni più piccola opportunità.

 

 

La tenacia aiuta molto, ma per crescere nel lungo termine servono coerenza e credibilità.

 

 

Il paradosso è che questa credibilità te la costruisci con un pizzico di follia e fortuna.

 

 

La nostra ossessione è una sola: l’uno al centro di tutto.

 

Fortunati si diventa, la fortuna non si aspetta, ma si va a scovare creando le condizioni perché arrivi.
La fortuna è l’incontro fra
il talento e l’occasione.

 

 

Il successo in Italia è quasi una colpa di cui ti devi vergognare.
In realtà è il frutto di tante
cose: duro lavoro, innovazione ossessiva, prendersi i rischi, sintonizzarsi sui cambiamenti di tendenza e anticiparne l’evoluzione, proporre uno stile di vita nuovo non solo un prodotto, capacità di inventare quello che manca e a cui nessuno ha ancora pensato.

 

 

Non conta chi fa gol, l’importante è vincere la partita.

 

 

Penetrare nella cultura e cambiarla è un lavoro lungo e complesso, significa far passare un concetto che deve essere spiegato, capito, assorbito.
Non è un’impresa da poco.

 

 

Dobbiamo far sentire a ogni persona che è lei al centro del mondo e dei nostri interessi.

 

Per un’impresa guardare lontano vuol dire fissare un obiettivo e poi stabilire la strada per arrivarci.

 

 

Più che creare una domanda, la aiutiamo a emergere e consolidarsi.

 

 

Quando fai impresa, intuire le cose per tempo è fondamentale.

 

 

Nella vita c’è sempre un perché.

 

 

Lo sviluppo di un’impresa sul lungo termine non può prescindere dal luogo in cui si trova e la sua policy deve sempre puntare a un doppio obiettivo:
il primo è fare profitti perché
senza quelli non ci sono investimenti e non c’è redistribuzione della ricchezza, il secondo è avere responsabilità sociale.

 

 

Ho costruito il mio lavoro su un’intuizione.

 

Questo creava dentro e fuori l’azienda un orgoglio di impresa, un bene preziosissimo che non si può comprare ma costruire valorizzando le persone, le loro qualità e il contesto in cui vivono e lavorano.

 

 

Se vuoi vendere dei prodotti le regole sono chiare: basta farli più belli, convenienti o innovativi degli altri e saperli promuovere.
Non è scontato riuscirci, ma questa è la base del business.

 

 

Devi guardare la vita come una serie di occasioni da cogliere.
E ricordati che
un’opportunità non torna due volte, se la lasci cadere è persa per sempre.

 

 

Se un padre non rispetta le regole, come può aspettarsi o pretendere che lo faccia suo figlio?

 

 

C’è ancora molta strada da fare in questa direzione, ma bisogna sempre insistere e avere fame.

 

Ai giovani dico solo che nella vita bisogna avere dei maestri, se uno non li ha se li deve cercare, ma per trovarli bisogna essere umili.
Se sei arrogante non cerchi un maestri perché pensi di sapere già tutto.
Trovo che poca gente, oggi, senta il bisogno di essere umile perché tanti, troppi, pensano che non serva a niente sapere o rispettare le regole, tanto le cose
le ottieni in un altro modo.

 

 

C’è un problema di modelli di riferimento.

 

 

Spesso ho l’impressione che i giovani cerchino un “posto” piuttosto che un “lavoro”.

 

 

Mio padre mi ha insegnato  che prima di tutto viene il lavoro non inteso come obbligo, punizione o sofferenza, bensì come passione, orgoglio per quello che si realizza e per il contributo che si dà agli altri.

 

 

E’ inevitabile che dei genitori cerchino di fare ai figli una vita più facile della propria, ma si corre il rischio di togliere loro lo stimolo della curiosità.
Dalla curiosità nasce la voglia
di migliorare e da lì la grinta che ti fa sopportare la fatica necessaria a conquistarsi ogni cosa.

 

Ciò che produciamo e come lo facciamo parla di noi, costruisce la nostra autostima e ci rende credibili agli occhi degli altri.

 

 

Certo, per un’impresa gli utili sono la miglior garanzia, ma prima ancora ci sono due cose: l’ossessione per creare prodotti fantastici e curati nei dettagli, la soddisfazione dei clienti.

 

 

Vorrei far capire ai giovani, ai miei figli e ai miei collaboratori, quanta energia serve per far nascere qualcosa e poi farla crescere.

 

 

Nella vita bisogna raggiungere il fondo per trovare la forza di reagire, invertire la rotta, puntare a un nuovo obiettivo e tornare a galla.

 

 

Dietro a tutto quel lavorare c’era e c’è un dono prezioso, la passione e la possibilità di fare ciò che piace, ciò in cui si crede.

 

 

Un imprenditore questo lo capisce molto presto, perché sa di essere sempre solo, solo a prendere decisioni e a dover accusare colpi, difficoltà, invidia.

 

Da sempre sono convinto che nel proprio lavoro si debba far convivere la visione lontana con l’operatività quotidiana, quella tenacia che passo dopo passo ti permette di ottenere grandi risultati.

 

 

E’ con questo pensiero fisso che ogni giorno progetto come se fosse il primo.

 

 

Il mio sogno nel cassetto era quello di diventare stilista.
Scrissi persino a Giorgio Armani per avere un appuntamento. Non mi rispose.
Mi gettai anima e corpo nella mia impresa proprio a causa di quel rifiuto.

 

 

Sono partito dal nulla, ma ho ricevuto qualcosa di molto importante dalla mia famiglia, il senso del dovere, lo spirito di sacrificio, la passione e l’umiltà.”

 

Non passo il tempo a guardare i rapporti, che riguardano il passato, ma sono concentrato sullo stato di avanzamento dei progetti, che sono il futuro…

 

Per me ogni giorno è come il primo, Technogym esiste per diffondere il wellness come stile di vita e questo richiede una visione.

 

La mia ossessione è come dare longevità e sostenibilità all’azienda, questo pensiero mi accompagna in ogni cosa che faccio.
Penso sempre al lungo termine, all’innovazione, al cambiamento continuo.

 

Avevo 22 anni e abitavo con la mia famiglia a Gambettola, un paese in provincia di Cesena.
I miei genitori erano operai, io appassionato di meccanica.
Mi sono diplomato in disegno industriale all’istituto tecnico e ho iniziato subito a lavorare come designer in un’azienda di packaging di frutta e verdura.
Non avevo niente, se non curiosità e voglia di realizzare qualcosa di mio.
Per farlo, cercavo di stare attento a tutto ciò che accadeva intorno a me”.

 

Mi animava la passione e ho gettato il cuore oltre l’ostacolo.

 

A 22 anni ero un giovane designer industriale molto appassionato di sport.
Mi sono iscritto a una palestra di Cesena e mi sono accorto che al suo interno c’erano solo attrezzi di base.
Pesi, panche e poco più.

 

Ho subito intravisto l’opportunità di creare qualcosa di inedito, di innovare disegnando attrezzi più sicuri e facili da usare, così la sera, nei week-end e nel tempo libero ho progettato e costruito nel mio garage il mio primo macchinario.
Esso ha subito riscontrato un grande successo e la palestra a cui l’avevo venduta ha ordinato una linea completa di prodotti.
Così Technogym da hobby è diventato un business a tempo pieno.
Posso dire di essere stato molto fortunato perché ho potuto trasformare il mio passatempo nel mio lavoro.

FONTE:

https://www.uniradiocesena.it/nerio-alessandri-intervista-al-signor-technogym/ Intervista di Rinaldo Belleggia: NERIO ALESSANDRI, INTERVISTA AL “SIGNOR TECHNOGYM”

 

In Technogym siamo sempre alla ricerca di persone appassionate, ossessionate come noi dalla qualità e dalla ricerca dell’eccellenza, caratteristiche che hanno contribuito in questi anni alla crescita del nostro marchio e della nostra posizione sul mercato.

FONTE:

https://www.uniradiocesena.it/nerio-alessandri-intervista-al-signor-technogym/ Intervista di Rinaldo Belleggia: NERIO ALESSANDRI, INTERVISTA AL “SIGNOR TECHNOGYM”

 

In quegli anni, l’unico modo per far conoscere il mio prodotto era partire con un furgone alla volta delle principali fiere europee, mentre oggi una piccola start up può farsi notare in maniera estremamente efficace grazie ai social media ed al web.

FONTE:

https://www.uniradiocesena.it/nerio-alessandri-intervista-al-signor-technogym/ Intervista di Rinaldo Belleggia: NERIO ALESSANDRI, INTERVISTA AL “SIGNOR TECHNOGYM”

 

 

E proprio Jobs il mio imprenditore di riferimento, per la sua forza innovativa. Lui lanciò il primo personal computer, poi ha rivoluzionato il nostro modo di fruire musica, tv, film e libri.
La sua passione, direi persino l’ossessione che aveva per lasciare un segno nel mondo, me lo fa sentire vicino.
In fondo, anche noi promuovendo il wellness, cioè uno stile di vita utile alla prevenzione, alla salute e allo sport, abbiamo innovato e migliorato la vita di molte persone grazie a una regolare attività fisica, una sana alimentazione e un approccio mentale positivo.

Fonte:

https://www.giannellachannel.info/intervista-nerio-alessandri-mr-technogym-borsa-romagnolo-che-fa-muovere-mondo/

INTERVISTA DI SALVATORE GIANNELLA A NERIO ALESSANDRI PER SETTE*

 

Dobbiamo avere le condizioni per continuare a sognare.
Un imprenditore se non sogna, cioè se non va oltre, perchè sognare significa visione, significa andare oltre, ma se il clima del Paese, se il livello di fiducia, non dico solo noi imprenditori ma soprattutto i giovani, come facciamo ad assumerci il rischio?
Il vero tema di un imprenditore è che rischia, rischia in proprio, cioè ci mette la sua faccia, quindi per noi imprenditori è importantissimo avere fiducia, prima di tutto dei nostri collaboratori, del sistema Paese e quindi si può fare, assolutamente.

Fonte:

https://www.confindustria.vr.it/confindustria/verona/galleria.nsf/($linkdocslevel)/AE840AF6078C212AC1257C0D005E7B3E?opendocument

 

 

E’ possibile realizzare sogni più grandi di noi.
Ma serve la passione, serve il cuore, serve la fiducia.
Questo è oggi l’ingrediente, non ci sono formule magiche.

Fonte:

https://www.confindustria.vr.it/confindustria/verona/galleria.nsf/($linkdocslevel)/AE840AF6078C212AC1257C0D005E7B3E?opendocument

 

Una cosa per tutte.
Gli uomini, le persone, la squadra.
Io sto dedicando quasi tutto il mio tempo per la squadra.
Senza gli uomini non andiamo da nessuna parte.
Senza le competenze, senza la motivazione, senza la leadership, senza i valori prima di tutto quindi l’approccio, l’ascolto al cliente, la capacità di stare sul mercato.

Fonte:

https://www.confindustria.vr.it/confindustria/verona/galleria.nsf/($linkdocslevel)/AE840AF6078C212AC1257C0D005E7B3E?opendocument

 

 

Tutto quello che noi imprenditori facciamo passa attraverso un tema che i nostri clienti comprino i nostri prodotti.
Noi dobbiamo fare degli ottimi prodotti, migliori dei nostri concorrenti, con dei servizi, puntare all’unicità , devono essere unici.

Fonte:

https://www.confindustria.vr.it/confindustria/verona/galleria.nsf/($linkdocslevel)/AE840AF6078C212AC1257C0D005E7B3E?opendocument

 

 

Dobbiamo rimettere al centro la persona, il suo benessere, il suo wellness.

Fonte:

https://www.confindustria.vr.it/confindustria/verona/galleria.nsf/($linkdocslevel)/AE840AF6078C212AC1257C0D005E7B3E?pendocument

 

Sono cresciuto in una famiglia modesta, di operai.
Non avevo nulla, se non la cosa più importante: i valori trasmessi dalla mia famiglia.

Fonte:  04/10/2012 

http://www.la7.it/cristina-parodi-live/video/nerio-alessandri-sono-partito-da-un-garage-e-ora-la-mia-azienda-%C3%A8-in-tutto-il-mondo-04-10-2012-88908

 

 

Ero attento e curioso delle opportunità che mi circondavano e mi sono reso conto che si potevano realizzare attrezzi ginnici più divertenti per chi li usava.
Da dieci collaboratori con cui sono partito, ora siamo presenti in cento Paesi.

Fonte:  04/10/2012 

http://www.la7.it/cristina-parodi-live/video/nerio-alessandri-sono-partito-da-un-garage-e-ora-la-mia-azienda-%C3%A8-in-tutto-il-mondo-04-10-2012-88908

 

 

Erano gli anni ’80 con un grande desiderio: diventare imprenditore, di mettermi in proprio, di lasciare il posto fisso.

Fonte:  04/10/2012 

http://www.la7.it/cristina-parodi-live/video/nerio-alessandri-sono-partito-da-un-garage-e-ora-la-mia-azienda-%C3%A8-in-tutto-il-mondo-04-10-2012-88908

 

All’età di 22 anni pensavo a come crescere, per realizzare il sogno e quindi ero estremamente curioso e attento a tutte le opportunità che mi accadevano intorno a me.

Fonte:  04/10/2012 

http://www.la7.it/cristina-parodi-live/video/nerio-alessandri-sono-partito-da-un-garage-e-ora-la-mia-azienda-%C3%A8-in-tutto-il-mondo-04-10-2012-88908

Emanuele Vallone
Sono un imprenditore. “Creo valore” nelle aziende di cui sono socio e come “manager in affitto” per le aziende clienti portandole ad aumentare il fatturato e migliorare i processi di gestione. Metto a disposizione un MBA alla Bologna Business School e un Master SDA Bocconi in Marketing (spec. immobiliare). Apporto know how e nuove competenze attraverso strategie concrete, tangibili, misurabili ma soprattutto di comprovata efficacia. Risultati, risultati e risultati. Il focus è orientato ai risultati!

Risorse e competenze

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