Marco Boglione: a tu per tu con i grandi imprenditori e manager del nostro tempo

Marco Boglione

Marco Boglione: a tu per tu con i grandi imprenditori e manager del nostro tempo

 

Un viaggio nel mondo di “Marco Boglione” per conoscere l’imprenditore e l’uomo che ha segnato la storia di marchi come Kappa, Robe di Kappa, K-Way, Jesus Jeans, Superga…

 

Marco, ho una raffica di domande da rivolgerti. Riprendiamo dall’inizio: avevamo detto che scrivere questa storia avrebbe avuto un senso solo se fosse stata utile ai giovani, se fosse stata un’occasione per affascinarli all’avventura imprenditoriale.

E’ così. Ai giovani dico ancora che occorre una condizione: accettare di avare paura.
Ciò che io spesso riscontro, invece, è la tendenza a proteggersi dall’esperienza della paura. Questo avviene perchè si vive senza sentire su se stessi la paura per la vita. Sono due atteggiamenti sbagliati.
Il primo, cercare di evitare di sperimentare la paura, è una vera e propria malattia.
il secondo, vivere senza percepire la paura, è il sintomo della malattia. Il giovane deve, invece, avere l’ansia e la paura che derivano dalle sue aspettative.

Qual è il senso del tuo lavoro, quello che ti ha spinto a fare ciò che hai fatto fino a ora?
Il bisogno d’indipendenza, per me e per chi mi sono messo vicino. L’ansia di farmi una posizione, di essere un uomo non dico libero, ma almeno neanche troppo schiavo.
Il lavoro, insomma, è per me il mezzo, lo strumento, la vigna del buon cristiano, il corpo dell’anima… altrimenti che cosa dovremmo fare per non essere troppo schiavi, per approfittare al meglio di questa breve esistenza? E se non lavoriamo, che cosa facciamo?
Per quanto mi riguarda potrei anche fare l’eremita, ma ho la responsabilità di troppa gente. Certo, sì, avrei potuto vivere sotto una pianta, desistere dall’impegno come la volpe con l’uva perché nondum matura est, ma il mio punto di partenza sono stati i miei sogni, guadagnare bene. Sarebbe stato certamente facile pensare di andarmene in giro con la barca quando non avevo ancora così tanta gente da mantenere. Ma devo anche pensare ai miei compagni.

Li chiami così i tuoi dipendenti?
Sono i miei colleghi. Nella mia azienda ci sono due figure tipiche della vita imprenditoriale: i soci e quelli che chiamo i miei colleghi. Gli uni, se prendiamo a modello la vita marinara, sono gli armatori, gli altri l’equipaggio. Con loro ho il rapporto classico da filmografia che hanno i buoni comandanti nei confronti del loro equipaggio. E’ un rapporto, il nostro. Sono, prima di tutto, compagni di vita, perché il lavoro è molta parte della vita. Ho gente che è con me da più di venticinque anni. E quello che arriva adesso, che s’imbarca ora sul vascello, decide, in qualche modo, di essermi compagno. Con alcuni siamo anche amici. Forse almeno la metà dei miei migliori amici (da cui si può capire che non sono moltissimi) sono miei compagni di lavoro. Il rapporto di lavoro con loro è comunque basato sulla gerarchia. BasicNet è costruita secondo un sistema che rispecchia molto le gerarchie. Gerarchie di cui, però, io stesso ho fatto tutte le tappe e credo che questo sia il motivo per cui ricevo rispetto da parte dei colleghi. E poi penso di assolvere al dovere di progettare il futuro per tutti, sempre, e sicuramente questo mi facilita il lavoro perché per i miei compagni è come avere un problema in meno, di cui mi occupo io.  E si fidano. Qualcuno, internamente all’azienda, mi definisce, nell’ambito del nostro “circo”, il “domatore dei leoni”, il che è anche una sicurezza per il circo. Per ora, i miei colleghi non mi hanno mai visto disperato.

E’ importante, per te, saper faticare?
Certo, ma bisogna trovare il modo di fare tanto limitando la fatica. Perché la fatica, scusa il gioco di parole, affatica! Non bisogna essere affaticati. Nel mio lavoro la vera fatica è lo stress, che massacra più di una scalata. E’ per questo che ho sempre lavorato contro lo stress. Se qualcuno mi chiede chi è l’architetto di casa mia rispondo: <<Mr. Stress>>. Ho voluto costruire una casa antistress, una casa che non si potesse mettere in disordine. Ho progettato armadi senza cassetti, perché i cassetti sono una fonte di disordine pericoloso e permanente. Ho messo in casa quindici televisori per non avere lo stress di dover rimanere seduto e non poter fare altre cose. Combattere lo stress con il gioco, con l’ironia. Lo sapevamo già quando cominciammo questa avventura imprenditoriale: quante feste abbiamo organizzato anche con i clienti! Quando siamo entrati in questo immobile tutto da rifare quante volte siamo venuti dentro con i rollerblade oppure ci siamo messi a ballare mettendo la musica a palla.

Ok. Reggere la fatica combattendo lo stress, ma… le sconfitte – e tu ne hai anche avute- come affrontarle?
Anche le sconfitte fanno parte del gioco. Meglio è se le sconfitte arrivano perché hai sbagliato. E questo sì, è vero, mi è capitato alcune volte. Purtroppo, però, può capitare (e capita spesso) che tu sia sconfitto perché qualcuno ha barato. Quel tipo di sconfitte sarebbe veramente meglio non subirle. Ne ho avute anche di cocenti. E’ chiaro che ti rinforzano anche quelle, ma ti fanno più malpensante, e va a finire che limitano la tua creatività. Direi, comunque, che è il proprio errore a insegnare di più.

Nel lavoro è importante la gratitudine?
E’ la base del mio lavoro. Quando un cliente compra una mia maglietta, dico “maglietta” per dire un qualsiasi prodotto di BasicNet, la compra perché mi è grato. Grato nel senso che mi riconosce qualcosa per cui io stesso devo dirgli grazie. La gratitudine è la base del mercato. Questo è molto importante nel rapporto con i nostri clienti, i licenziatari, non perché siamo “buoni”, ma perché la gratitudine, nel libero mercato, è economia.

Andiamo ancor più a fondo: quando ti riesce qualcosa cui aspiravi, quando hai raggiunto un successo, a che cosa pensi? Ti viene da ringraziare?
Ci sono sempre nuove battaglie. Occorre considerare che, se un prodotto ha successo, nove volte su dieci non vuol dire che non abbia avuto, o abbia ancora, dei problemi. Ci sono tante tappe nel cammino – e così nei successi – di un imprenditore. Per me, ad esempio, sono state l’acquisizione dei marchi del Maglificio Calzificio Torinese, l’arrivo di Benetton, la quotazione in Borsa e infine l’aumento di capitale e la cessione del marchio in Cina: è sempre un crescendo. Queste sono state le nostre pietre miliari, battaglia dopo battaglia. Sono battaglie, però, vinte da un gruppo di persone. Allora sì c’è gratitudine, perché ti congratuli con chi ha reso possibile il successo, con i compagni di avventura, con i colleghi, con gli avvocati che ti hanno assistito.

Un’azienda deve anche essere grata a chi le concede finanziamenti…
BasicNet ha un rapporto con la finanza come l’automobile con la benzina, come il corpo umano con il sangue. E’ uno strumento indispensabile alla vita aziendale e soprattutto alla sua crescita. Ma BasicNet e il sottoscritto non hanno un rapporto con l’industria della finanza perché io non la capisco. Faccio già fatica a capire il nostro processo industriale, commerciale e finanziario – che è abbastanza complesso da comprendere -, figurati se capisco che della carta venduta ad altri può recarmi vantaggi nell’andamento industriale. Spesso da finanzieri o rappresentanti di fondi di investimento mi è stato proposto di far entrare in azienda la finanza, ma non sono mai riuscito in quei colloqui a capire dove, come e se mi avrebbero aiutato a realizzare magliette, a dar vita a un’azienda modernissima. Rispettiamo la finanza, le abbiamo riservato grande attenzione sin dall’inizio, da quando l’Agenzia 20 del Sanpaolo o la CRT di Rivarolo ci hanno aiutato. Ancora oggi lavoriamo bene con gli istituti di credito, non ci sono sbavature su di noi nei loro database. Siamo quotati da dieci anni a Piazza Affari e continuiamo a sperare che il mercato dei capitali sia, un giorno, in grado di svolgere un ruolo attivo per società ben gestite e proiettate nel futuro.

Tante volte, nelle nostre chiacchiere, hai parlato del  vostro modello di business. Come lo sintetizzeresti?
La sintesi può essere questa: BasicNet non vende magliette, ma opportunità d’impresa e ne capitalizza i risultati, fondamentalmente attraverso l’aumento del valore dei propri marchi e le attività commerciali correlate. BasicNet è un’azienda a rete, formata esclusivamente da imprenditori che svolgono, ciascuno, un pezzo di attività della filiera del prodotto abbigliamento. Tutto ciò sempre in modo competitivo, senza possibilità di trust ad alcun livello. La gestione di tutti i principali processi di scambio e di tutte le informazioni relative avviene tramite sistemi informativi, proprietà del Gruppo, e tassativamente senza usare carta. L’attività e l’andamento del Gruppo sono, di conseguenza, verificabili e correggibili in tempo reale.

Tu hai spesso navigato in mezzo ai fallimenti, o anche solo in mezzo a rischi di fallimenti. E ne sei uscito sempre vincitore e rafforzato. Quali doti bisogna avere per saper affrontare le situazioni di difficoltà aziendale?
Nella mia vita non ho mai perso la speranza e, nel medesimo tempo, credo di non essermi mai fatto delle seghe mentali. Sicuramente mi sono cacciato in rischi pazzeschi, ma l’ho fatto pensando che potevo vincere. Ma questa non è propriamente una dote. Una dota è, per esempio, sapere valutare perché, comunque, bisogna prendere una decisione. E quindi si tratta di saper valutare in modo corretto. Ma prima di questa dote è necessario avere una   chiara di quello che potrebbe accadere, compresa la possibilità che l’obiettivo non venga raggiunto. Se c’è questa chiarezza, allora uno può metterci tutta l’energia e la fatica possibili perché, al di là, vede la “carota” che potrebbe diventare sua. Non ho mai fatto nulla senza avere la percezione dell’esistenza di questa “carota”. Credo sia una cosa tristissima che una propria azienda fallisca: un’esperienza paragonabile a quella di un comandante che veda affondare la propria nave. Ma l’unico tipo di fallimento che prendo in considerazione è quello per cui uno dice: <<Ci ho provato e non ci sono riuscito>> ed è, ben inteso, l’ultimo ad abbandonare la nave. Altre forme di fallimento non mi interessano.

Come hai fatto a rivitalizzare marchi “bolliti”, ripresentandoli come nuovi?
Per fortuna non abbiamo un solo marchio. Kappa, quando lo abbiamo rilevato, nel ’94, ed eravamo all’inizio, era più “bollito” di Superga, una delle ultime acquisizioni. E K-Way più di Kappa e Superga. Come è stato possibile rivitalizzarli? Io conosco il mio mestiere, ma perché ho avuto la possibilità di avere grandi maestri in un periodo epico e nel modo più completo che si potesse immaginare. E poi ho capito che per avere risultati bisogna avere un sistema, un metodo, uno strumento, delle idee, conoscere il proprio mestiere. Viene prima l’uovo o la gallina? Io ho cercato di costruire la gallina che fa le uova.

Chi sono gli stilisti di BasicNet?
Sono i brand manager e sopra loro c’è un supervisor, il senior brand manager, un uomo che conosce il mercato quanto me e non per nulla ha la mia stessa età e ha avuto gli stessi maestri. E’ Alberto Balloco. E’ lui il “pastore” di questi giovano brand manager, che sono i veri stilisti dei marchi. E poi, sinceramente, il “capo-stilista” sono io. Non io perché io, ma perché tutti gli imprenditori non possono permettersi il lusso di delegare a chicchesia, di responsabilità inferiore, uno degli aspetti fondamentali del business. Sono sicuro che il chief designer di FIAT sia Marchionne. All’ultima o alla prima decisione c’è lui.

Ma tu che cosa ci metti di tuo nei campionari?
Di mio c’è l’aver costruito un grande centro stile di sviluppo dei prodotti improntato a sistemi efficaci, efficienti, veloci. Questa è la parte importante che mi attribuisco. Io immagino il prodotto nel suo insieme. E allora penso come dovrebbe essere K-Way nell’arco dei prossimi cinque anni, quale immagine debba dare nel confronto con i competitor. Io studio, con fatica, la filosofia, i valori del prodotto. Per esempio, ho voluto basare K-Way su prodotti classici resi contemporanei dallo stile K-Way, e cioè sempre funzionali, mai effimeri, sempre e comunque up to date, moderni, tecnologici e colorati. Poi si scende nel dettaglio dei prodotti, per categorie merceologiche, per capire se hanno senso. Inoltre BasicNet ha un direttore artistico, Alex Jorio, che cura, per così dire, l’estetica del Gruppo e, marginalmente, anche del prodotto.

Quanto contano le donne nel tuo lavoro e per la tua azienda?
Nella vita sono sicuramente un romantico, un sognatore, un visionario. E queste deve aver giocato nel mio rapporto con le donne. Ma, al di là di questo, forse è proprio con loro che sono riuscito, e riesco, a comunicare meglio. Mi riesce più facile, è sempre possibile un’ultima ironia, con il vantaggio di non scendere mai nel volgare come accade tra noi uomini. Il rapporto tra un uomo e una donna è più raffinato per definizione. Nella nostra azienda le donne rappresentano il 75 per cento delle risorse umane e il 50 per cento dei dirigenti, e questo vorrà pur dire qualcosa sulla loro centralità in questa azienda.  Qui sono le persone-chiave. Sono molto più fedeli all’azienda rispetto ai colleghi uomini (certo, anche per ragioni di mercato del lavoro) che più facilmente cercano altre opportunità occupazionali. E poi mi viene da dire che una donna è più stabile nel posto di lavoro che occupa perché sente più facilmente l’azienda come una cosa sua.

Tu spesso parli del <<destino>> come chiave di lettura dell’impegno di un imprenditore. Come lo intendi?
Il destino, a mio modo di vedere, è quello che tu hai dentro. Forse esiste come meta cui uno è, per l’appunto, destinato, ma è difficile dire se viviamo un film già fatto o se lo giriamo noi. In fondo, però, noi non lo sappiamo. Io penso che il tuo destino lo fai tu, lo crei tu. Il mondo è determinato da noi esseri umani. Tuttavia, altre volte, si fa anche esperienza dell’esistenza di un destino avverso, che non dipende da te. Ci sono “tegole” che puoi scansare e altre ancora che inevitabilmente ti becchi sulla testa. Insomma nella vita, e il lavoro ne è l’esempio, ci sono tali e tante interferenze che quello che succederà è assolutamente imprevedibile.

Se allora siamo noi a determinare il nostro destino, tu agisci nella società con una missione?
Quand’ero giovane volevo cambiare il mondo ma, da un po’ di tempo a questa parte, agisco in modo che il mondo non cambi me. Al di là di questo, credo che gli imprenditori abbiano una missione, che è la stessa dell’umanità: intraprendere piuttosto che litigare. In questo senso penso di essere al posto giusto perché desidero costruire, migliorare la convivenza, puntare sulla qualità della vita. Sennò che altro?

Dove trovi l’entusiasmo per ripartire nel tuo lavoro ogni mattina?
Non lo trovo tutti i giorni. Qualche mattina lo cerco e non lo trovo. Se mi alzo con il piede sbagliato mi lascio prendere dalla “macchina”. E allora arrivo in ufficio e subisco gli appuntamenti, le impellenze, le cose da fare che Roberta mi ricorda perché sono nell’agenda della giornata. E allora parto e corro. Da dove attingo l’entusiasmo, quando lo trovo? Ce l’ho dentro.

Che cos’è il tempo per un imprenditore? E’ una condizione favorevole o un limite da abbattere?
Il tempo vola e la cosa peggiore che uno possa fare è doverla fare due volte. Nel dubbio, è meglio andare piano per non tornare mai indietro, perché il tempo è limitato. E’ vero che un’azienda più va in fretta più fa strada, però, statisticamente, è più importante fare le cose bene anziché in fretta, anche se sembra di metterci più tempo. Questo perché, sul lungo termine, se non torni indietro fai più strada. Mi viene allora da pensare a tutto il tempo che abbiamo speso nel costruire queste procedure informatiche per far andare il nostro sistema di rete alla velocità della luce e non sbagliare più. E mentre facevamo questo ci sembrava che perdessimo tempo. Invece…
Uno dei nostri claim la diceva proprio giusta, come mi aveva suggerito il mio amico spagnolo: <<Piano piano che ho fretta>>.

 

(fonte: conversazioni con Adriano Moraglio)

Emanuele Vallone
Sono un imprenditore. “Creo valore” nelle aziende di cui sono socio e come “manager in affitto” per le aziende clienti portandole ad aumentare il fatturato e migliorare i processi di gestione. Metto a disposizione un MBA alla Bologna Business School e un Master SDA Bocconi in Marketing (spec. immobiliare). Apporto know how e nuove competenze attraverso strategie concrete, tangibili, misurabili ma soprattutto di comprovata efficacia. Risultati, risultati e risultati. Il focus è orientato ai risultati!

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