Giorgio Armani: a tu per tu con i grandi imprenditori e manager del nostro tempo

Giorgio Armani: a tu per tu con i grandi imprenditori e manager del nostro tempo

 

Un viaggio nel mondo di “Giorgio Armani” per conoscere l’imprenditore e l’uomo che ha segnato la storia della moda influenzando trend e cambiando il modo di vestire di uomini e donne di tutto il mondo.
Attraverso riflessioni e discorsi da lui dichiarati pubblicamente ripercorriamo frammenti di vita vissuta tra le mura in azienda, tra i colleghi, i soci e non solo.

 

“Avevamo pochissimi mezzi ma moltissime speranze.”

Annabella, 22 marzo 1979

 

 

“Confusamente sapevo che mi sarebbe piaciuto fare qualcosa di non banale, di non grigio, ma penso che tanti giovani che poi si accontentano sognano agli inizi per sé una strada creativa interessante, speciale.”

Natalia Aspesi, Amica, 21 febbraio 1984

 

 

“Amo le cose che non si notano da lontano. […] Non mi piacciono i percorsi obbligati, amo le strade laterali, le vie meno battute.”

Angelo Todini, Cosmopolitan, ottobre 1977

 

 

“Ho 45 anni non sono vecchio ma non ho tempo di godermi la vita. Questo però non mi pesa perché amo il mio lavoro.”

Laura Mercoli, Gioia, 10 marzo 1980

 

“Amo finire le cose che inizio.”

Marco Del Freo, Economia, 9 aprile 1980

 

 

“C’è chi mi giudica poco disponibile, asociale orso, irriconoscibile, perché per lavorare rinuncio spesso a stare con la gente e spesso mi dispiace.”

Natalia Aspesi, Amica, 21 febbraio 1984

 

 

“Alla Rinascente il mio capo mi aveva detto:
«Giorgio, lei sarà sempre un buon secondo, si ricordi».”

Stefania Rossini, l’Espresso, 28 novembre 2002

 

 

“Ho scelto di fare del mio lavoro la mia vita.
Forse per qualcuno come Valentino è diverso.
Ha una vita sociale molto attiva e frequenta
un certo tipo di mondo; io francamente non ho il tempo per questo.
Ho dovuto decidere che
il mio lavoro mi sarebbe piaciuto.
Ogni mattino quando mi sveglio e salto giù dal letto come facevo trent’anni fa, penso: «Mio Dio, perché non te ne resti a letto e ti rilassi, ti fai una bella colazione?».”

Dani Levy, New York, 16 settembre 1996

 

“Alla famiglia si torna sempre. Anzi, l’unica cosa che ha un senso è la famiglia.
Quando pensi che puoi lasciarla e andartene in giro
per il mondo a fare la tua vita, alla fine c’è un momento in cui la famiglia ti serve e rientrare nei tuoi affetti, ricordare incazzature e momenti felici vissuti insieme, ti serve a ricostruire chi sei, da dove vieni.
In momenti di duro lavoro, di preoccupazione, chiamavo sempre mia madre e le chiedevo di andare a cena da lei.”

Antonella Matarrese, Panorama, 16 giugno 2010

 

 

“Il profumo è il miglior biglietto da visita con il quale ci presentiamo agli altri.”

Bianca Piccinino, Allure, luglio 1995

 

 

“La bontà mi sembra una qualità un po’ modesta, l’ambizione è una grande qualità.”

Gisella Borioli, Donna, ottobre 1990

 

“Il mio lavoro è del tipo Ibm.
Tutto programmato. Le aziende che lavorano per me hanno precise scadenze che io devo rispettare.”

Caterina Zaina, Domenica del Corriere, 20 settembre 1980

 

 

“Non mi sveglio mai incazzato, anzi sono felice di andare al lavoro, corro.
Poi arrivo e vedo
i corridoi vuoti e allora sì che mi incazzo, ma mi passa presto.”

Antonella Matarrese, Panorama, 16 giugno 2010

 

 

“In tutta la mia vita ho avuto bisogno di qualcuno che mi dicesse: forza, devi farlo,  vedrai che ci riesci!”

Angelo Todini, Cosmopolitan, ottobre 1977

 

 

(Il dono più importante dei suoi genitori?)
“Il senso della dignità anzitutto, poi la tenacia e la forza d’animo che li ha aiutati a superare momenti difficilissimi.”

Gabriele Romagnoli, GQ, maggio 2013

 

“Dicono che io sia come Sophia Loren che teme sempre di perdere il denaro che ha fatto.
Hanno ragione. Io di denaro ne ho sempre avuto molto poco nella mia vita.
E non l’ho mai eccessivamente desiderato. Adesso però che
mi è arrivato voglio tenermelo. Ci tengo.”

Ermanno Rea, Il Giorno, 29 dicembre 1984

 

 

“La prima reazione [all’inserimento nella lista dei 100 uomini del secolo secondo Time, n.d.r.] è stata la timidezza, visti i compagni di strada (da Pirandello ai Beatles), poi la soddisfazione ha prevalso su tutto.
La notizia mi è arrivata
a New York e mai la città mi è sembrata tanto bella.
Sono davvero contento anche se questa cosa susciterà interrogativi e immancabili
invidie, ma è giusto così: tutto è opinabile e ognuno può pensare quello che vuole.”

Gian Luigi Paracchini, Corriere della Sera, 7 giugno 1998

 

 

“Di norma io non dilapido i soldi, mai.
Forse so cosa vuol dire non averne tanti.”

Gianluigi Paracchini, Corriere della Sera, 16 gennaio 2010

 

“Preferisco lavorare alle mie condizioni.”

Mark Ganem, WWD, 30 marzo 1988

 

 

“Mi dà fastidio invecchiare.
Sento un’angoscia sottile quando il pensiero migliora e si affila, mentre il corpo lentamente decade.
Vorrei
fermare tutto a questa età.”

Angelo Todini, Cosmopolitan, ottobre 1977

 

 

“Mi pare che fosse a un Telegatto, le foto mostravano un uomo un po’ troppo arrotondato, uno che non mi piaceva per niente.
Decisione immediata.
Palestra
professionale in casa, personal training a domicilio e ogni mattina, da allora, domenica riposo, due ore di ginnastica, attrezzi e macchine dalle sette alle nove.
[…] Niente carboidrati la sera, vino solo a cena, mai salse, un alcolico una volta alla settimana, ogni
quattro mesi check-up.
A letto presto, massimo alle 11.”

Natalia Aspesi, la Repubblica, 11 luglio 2004

 

“Mi accusano, giustamente, di «ducismo», cioè di voler comandare in modo assoluto, senza discutere, senza ascoltare chi mi sta vicino.
È vero, mi impongo troppo, spesso esagero; ma lo faccio perché in fondo non mi sento sicuro e non voglio darlo a vedere.”

Angelo Todini, Cosmopolitan, ottobre 1977

 

 

“La vita è una sola e va via velocissima.
Fin da giovane sentivo lo scorrere del tempo e per me è sempre stato un piccolo dramma.
A parte tutto, comunque, il problema vero è la necessità diffusa di fare cose eccezionali delle quali vantarsi.
Invece la cosa più
importante è essere normale.”

Antonella Matarrese, Panorama, 21 agosto 2008

 

 

“Anche quando mi sono ritrovato benestante, ho agito per me con cautela.
Ho sempre
ritenuto volgare l’esibizione del denaro.”

Natalia Aspesi, la Repubblica, 11 luglio 2004

 

“Me lo ricordano i miei clienti nelle riunioni d’affari quando si informano freddamente del futuro della mia azienda quando dovessi ritirarmi.
Me lo ricordo io stesso, soprattutto
in amore.
So che le persone che amo hanno tutta la vita davanti a loro mentre la mia
è destinata a chiudersi.
So che l’innamoramento è fondamentale, non potrei vivere nel gelo dei sentimenti: ma resisto a ogni abbandono
e illusione, mi rifiuto con dispiacere a ogni progetto effettivo.
Mi limito a far crescere queste persone, a offrire un futuro che non dividerò con loro.
Mi capitano serate di grande
solitudine in cui non ricevo nessuna telefonata.
Allora penso che in fondo ho sacrificato la vita al lavoro, che poteva essere tutto diverso ma poi so che non è vero. Ormai niente mi fa più paura.”

Natalia Aspesi, la Repubblica, 11 luglio 2004

 

 

“Odio chi vende fumo imbrogliando il prossimo, chi non ha niente di vero dentro di sé e fa credere di essere pieno d’invenzione.”

Angelo Todini, Cosmopolitan, ottobre 1977

 

“È stato il più felice dei casi.
Ero in vacanza con
alcuni collaboratori a Forte dei Marmi, vicino a Viareggio.
Sergio mi si è avvicinato una sera
e ha cominciato a parlarmi del suo lavoro di disegnatore in uno studio di architettura.
Era affascinato dal mestiere che esercitavo e mi punzecchiava gentilmente sul fatto che non
approfittavo abbastanza della mia posizione da Cerruti per far carriera.
In me vedeva un potenziale insospettato ed è attraverso il suo sguardo che ho preso fiducia.”

Numero Homme, autunno-inverno 2007

 

 

“Provo un po’ di invidia per chi non ha grossi impegni e la sera, alle cinque e mezza, stacca.”

Laura Mercoli, Gioia, 10 marzo 1980

 

 

“Sono stati anni di sacrifici e fatica.
Non avevo più tempo per me.
Spesso mi ritrovavo
a piangere disperato alle 11 di sera, in fabbrica, dove ero rimasto solo tra migliaia di metri di stoffa.
Andavo su e giù da Milano a Biella con la mia macchinetta di quinta mano nella nebbia e nella neve.”

Edgarda Ferri, Gente, 5 dicembre 1986

 

“Io frequentavo il liceo scientifico Leonardo Da Vinci.
Ero uno studente mediocrissimo,
sempre sul baratro della bocciatura: andavo alle feste con Jannacci, la mia prima esperienza sessuale con una ragazza piuttosto bruttina risale a quell’epoca.”

Achille Perego, Onda Tv, 9 dicembre 2000

 

 

“Tento di essere fedele e di legarmi a certe tenerezze, a certe attenzioni.
Però se ho un
affetto a Milano evito di andare in posti dove sia possibile un’alternativa facile, perché la tentazione c’è sempre.”

Angelo Todini, Cosmopolitan, ottobre 1977

 

 

“Per me il lavoro è essenziale.
Se mi fosse
importato del denaro, avrei lasciato perdere cinque anni fa. Invece mi importa del mio lavoro e voglio che sia sempre migliore.
E non è ancora buono abbastanza.”

Alice Rawsthorn, Financial Times UK, 7 marzo 1988

 

“Se qualcosa mi interessa, se sono al punto cruciale di un lavoro, non abbandono tutto per correre a un appuntamento, meglio fare una cosa soltanto, ma fatta bene.
Forse gli orologi mi piacciono proprio perché non rappresentano per me un incubo, ma un promemoria.”

Giusi Ferré, Mode & Modi, Corriere della Sera, novembre 2007

 

 

“Il mio orologio.
C’è anche un vecchio
cachemire blu marino che porto sempre con me, anche in estate, poi un anello con le fasce.
Che simbolizzano i miei amori passati
e presenti.”

Francois Baudot, Elle (Francia), 19 maggio 1997

 

 

“Ogni tanto teorizzo di avere il solito cancro.
Penso che se si ammala solo il fegato o un altro organo è molto meno brutto rispetto qualcosa che si forma dentro di noi, come il tumore,
e prolifera e invade.
Questa idea mi terrorizza più dell’idea della morte.”

Mariangiola Castrovilli, Sorrisi e canzoni TV, 21 ottobre 1984

 

“Perché è il mio atteggiamento: sto così anche  quando lavoro è un fatto congenito, quasi una questione di sicurezza.
E poi il sinistro è il mio lato migliore.”

Michela Gattermayer, Vanity Fair, 6 giugno 2012

 

 

“Se non si scandalizza le dirò che a me della moda non me ne importa niente.”

Laura Mercoli, Gioia, 10 marzo 1980

 

 

“Vesto gli altri non me stesso.”

Roberto Gervaso, Corriere della Sera, 20 agosto 1980

 

 

“Disegnare fino a 85 anni mi sembra assurdo.
Spero solo che Armani possa continuare a esistere senza Armani.”

Rafa Rodriguez, El Mundo, 27 febbraio 2012

 

“Non mi piace quest’espressione: accontentarsi.”

Giusi Ferré, L’Europeo, febbraio 1988

 

“Ero un ragazzino e mia madre si consigliava con me sul modo di vestire.
Perché io ero
capace di scoprire il cuore dei vestiti.
Sono sempre stato un po’ romantico.”

Guido Gerosa, Max, marzo 1985

 

 

“[…] Volevo molto bene a Sergio.
Il carattere,
i valori in cui credo, il mio bisogno di privacy nasce in quegli anni.
Insieme con lui, attraverso un codice muto, regolato da un forte senso
della giustizia, dell’onestà.
Se un ragazzino tradiva la nostra fiducia veniva scartato.

Ancora oggi sono così. La sincerità è basilare nei rapporti con gli altri.”

Antonella Amapane, La Stampa, 27 giugno 1996

 

 

“Non sopporto quelli che fanno una vacanza come se stessero in città, che passano da un locale all’altro con un bicchiere in mano.
Perdere coscienza di se stessi è da idioti. […]
Alla cicala preferisco la formica ma capisco che può diventare un disagio psicologico sociale non andare via per l’estate.”

Antonella Matarrese, Panorama, 21 agosto 2008

 

“Mi sento ribelle.
A che serve aver lavorato
per 15 anni? Aver insegnato che si può essere eleganti in modo attuale?
Quando a Milano una di queste signore ricchissime, e
per benissimo, davanti alla mia vetrina in via Sant’Andrea sospira:
“Armani, lei è bravo.
Ma i suoi vestiti sono troppo moderni”.
Non c’entra. Il discorso è un altro.
Una certa borghesia cittadina non si veste da me perché non vuole essere succube di una situazione.

Armani Cenerentola: il giovane vetrinista della Rinascente diventato un personaggio che detta legge nella moda.
È troppo. Stona con la loro visione del mondo.”

Giusi Ferré, L’Europeo, 10 gennaio 1991

 

 

“Il disordine può essere creativo ma non può essere una regola.
A volte mi sono trovato
disorientato dalla confusione.
I nostri uffici sono molto normali.
Si lavora attorno al tavolo o più spesso seduti alle scrivanie, si discute, si litiga
e da quei litigi esce il buono.
Il disordine
è importante, può produrre grandi esiti ma non tutti riescono a sfruttarlo al meglio e qualcuno ci affoga.”

Giovanni Uggeri, Il Sole 24 Ore, 4 aprile 2006

 

“Si suppone che Giorgio Armani debba dire la sua in fatto di letteratura, di scienza, di politica, di economia […]
Ma io mi sono imposto
di parlare soltanto del mio lavoro e di moda.”

  1. Armani | Laura Dubini, Corriere della Sera,
    27 giugno 1996

 

 

“Mi piace vivere nel lusso, ma non ne sono dipendente.
Mi piace, ma ne rimango estraneo
perché so che tutto questo è temporaneo; a un certo punto dovrò lasciare tutte queste cose perché morirò.
Quindi ho iniziato a prepararmi
psicologicamente per questo evento.
Posso
essere molto possessivo, perché sono un cancro, quindi sto allenando il mio cervello ad abbandonare le cose terrene.”

Dany Levy, New York, 16 settembre 1996

 

 

“È un rapporto, quello col denaro, difficilissimo.
Non ho mai una lira in tasca, non so trattarlo, non so quanto guadagno.
Certo, c’è chi me
lo dice, chi mi consiglia, ma io mi dimentico subito.
La mia vita è il lavoro, non spendo
granché per me se non in immobili.
Sì, potrei anche smettere di lavorare. Morirei.”

Stefano Jesurum, Oggi, aprile 1985

 

“Resto un rompipalle. Con un esasperato senso dell’estetica non solo fisica, ma anche materiale che mi porta a non dire mai “che bello” fino in fondo, a non essere mai del tutto contento.
Devo dire che la malattia mi ha portato
a vedere con più lucidità questo mio atteggiamento, a ripensare all’eccessiva severità nei miei confronti e nei riguardi degli altri.
Ma non è facile cambiare.”

Antonella Matarrese,  Panorama, 6 giugno 2010

 

 

“Non voglio che la gente identifichi Giorgio Armani con la mia persona.
Voglio che Giorgio Armani sia una casa, un’etichetta.
Altrimenti,
se ieri vi piacevo perché ero giovane e bello, forse domani non vi piacerò perché sono più vecchio.
O forse non vi piacerò perché faccio gonne corte, o gonne lunghe.
Giorgio Armani deve significare  credibilità.
Questo è il mio scopo definitivo.”

Carinthia West, Marie Claire UK, 1989

 

“Un periodo così difficile fu dopo la guerra, quando mio padre andò in carcere perché era stato un impiegato amministrativo presso la federazione del Fascio.
Anch’io dovevo
riprendermi da un brutto incidente col fuoco.
Mi ero avvicinato a dei ragazzini che, come tanti in quel periodo, si divertivano a far esplodere dei residui bellici.
Quella volta ci fu un botto più forte del solito: fui avvolto dal
calore, chiusi gli occhi e sentii il fuoco che mi prendeva un piede.
Ne riportai ustioni di terzo grado in tutto il corpo e il pericolo di perdere la vista.
Ero talmente sfigurato che quando le mie piccole amiche venivano in ospedale, svenivano per l’orrore.”

Stefania Rossini, l’Espresso, 28 novembre 2002

 

 

“Già, Armani uguale miliardario.
La verità
è che comincio solo adesso a tirare i remi in barca, a fare quattro lire, in questi ultimi due anni perché sinceramente prima […].”

Isa Antonelli, Amica, 4 maggio 1982

 

 

“Lo so che sono ricco, ma è comunque difficile per me.
Quando cresci come sono cresciuto io, non è facile.”

Judy Bachrach, Vanity Fair USA, ottobre 2000

 

“Ho cercato di ottenere quello che mio padre non aveva mai potuto avere.
A un certo punto mi ha colto una voglia spasmodica
di guadagnar dei soldi, ma solo per difendermi, per non essere fatto colare a piccolo.”

Guido Gerosa, Max, marzo 1985

 

 

“Alla fine della vita, impari a vivere nel modo giusto per essere una brava persona.
Non sono entrato in questo business per avere successo o fare molto denaro; ci sono entrato perché avevo un’idea.
Ora ho il denaro.

Non voglio farne altro.”

Carinthia West, Marie Claire UK, 1989

 

 

“Sono una persona che cerca di essere leale con se stesso e con gli altri.
Mi ritrovo
in pareggio: ho dato molto ma ho anche molto ricevuto.”

Enzo Biagi, Amica, 10 giugno1995

 

“Ho sempre un po’ paura di uscire dal mio guscio per scoprire che c’è un altro mondo, forse anche più gioioso.
Ma credo che quando uno ha fatto una scelta nella vita deve
continuare: scoprire un mondo diverso, alla mia età, sarebbe tutto sommato non così positivo.
Anzi riesco ad approfondire il mio modo di
essere proprio cercando di ignorare quello che può farci fuori […].
Credo di essere una
persona molto onesta nei rapporti umani come nell’approccio con il suo lavoro.
Poi ho molti altri difetti: sono molto permaloso (un giudizio negativo mi rattrista moltissimo) ma ritengo
di essere una persona molto positiva, con i piedi a terra e coerente col suo modo di vivere.
Questo credo si possa scoprire nel mio lavoro ma anche nella vita, nel comportamento privato.
Non amo i contrasti perché ritengo che certi contrasti siano dovuti a insicurezza.”

Giovanni Minoli, Mixer, marzo 1987

 

 

“Gelosissimo.
E ho una paura quasi morbosa dei tradimenti. Non tollero, per esempio,
che uno dei miei disegnatori sia amico del disegnatore di un altro stilista.
Abbandona
l’amico, o abbandona me.
Ma chi esce dal gruppo, esce anche dalla mia vita.”

Giusi Ferré, L’Europeo, febbraio 1988

 

“Lo stile è avere coraggio delle proprie scelte, e anche il coraggio di dire di no.
È gusto e cultura.”

 

“Nella società dell’apparire occorre apparire, ma l’essere oggi rappresenta ancora un valore fondamentalmente.
Ritengo che l’apparire abbia breve durata, ma l’essere sia per la vita.”

 

“Lo stile consiste nel corretto bilanciamento tra sapere chi sei, che cosa va bene per te e come vuoi sviluppare il tuo carattere.
I vestiti diventano l’espressione di questo equilibrio.”

 

“La legge del lusso non è aggiungere, ma togliere.”

 

“La moda per me è un mestiere, fatto di fantasia e concretezza, di intuito e rigore, di slancio e controllo.
Non ha nulla di divino o sensazionale, ma ha un impatto incredibile sulla vita quotidiana.
Nella mia visione di inventore pragmatico, non nasce dal canto delle muse, da uno stordimento poetico, da un raptus creativo.
Fare moda vuol dire elaborare un’idea coerente di bello e condividerla con il tuo pubblico, tenendo conto delle diverse realtà della vita contemporanea.
Se si è davvero attenti, se si riescono a intercettare anche i più piccoli segnali, che sono lì ad attenderti, in ogni instante, i bisogni del pubblico li si avverte ancora prima che si manifestino e si gioca d’anticipo, identificando i cambiamenti della società.”

 

“Il modo in cui lavoro alle mie creazioni non dipende da qualcosa che ho sviluppato con consapevolezza.
Semplicemente, faccio quello che mi viene più spontaneo.”

 

“La bontà mi sembra una qualità un po’ modesta.
L’ambizione è una grande qualità.”

 

“Creare un abito da sera memorabile, la borsa che tutte vorrebbero, un blazer confortevole come un cardigan, ma anche una semplice T-shirt bianca o il paio di jeans capace di catturare lo spirito del momento: tutte queste sarebbero azioni vuote se non arrivassero al pubblico nel modo giusto.
Bisogna comunicare per farlo: creare un immaginario, suggestionare.”

 

“Alla famiglia si torna sempre.
Anzi, l’unica cosa che ha un senso è la famiglia.
Quando pensi che puoi lasciarla e andare in giro per il mondo a fare la tua vita, alla fine c’è un momento in cui la famiglia ti serve e rientrare nei tuoi affetti, ricordare incazzature e momenti felici vissuti insieme ti serve a ricostruire chi sei, da dove vieni.
Nei momenti di duro lavoro, di preoccupazione, chiamavo sempre mia madre e le chiedevo di andare a cena da lei.”

 

“I cretini non sono mai eleganti.”

 

“Lo stress ti può rovinare, basta aggressività: voglio godermi la vita.”

 

“Milano è la città dove si trasferirono i miei genitori per ricostruire la loro vita alla fine della guerra e che ho riconfermato più volte come il luogo dove ho scelto di vivere.
Qui ho inventato il mio lavoro, a cominciare dal periodo della Rinascente quando nemmeno esisteva la definizione di stilista.
E del resto allora cosa significava ‘stilista’?
C’erano i sarti e gli industriali.
Oggi sono diventati una cosa sola e forse bisognerebbe trovare una definizione diversa”.

Fonte: Firenze, 12 giugno 2018
https://www.quotidiano.net/moda/giorgio-armani-1.3973917

 

“Preferisco concentrarmi sul mio lavoro, dando alle persone dei vestiti che le rassicurino, che abbiano un significato continuo nel tempo.”

Fonte: Firenze, 12 giugno 2018
https://www.quotidiano.net/moda/giorgio-armani-1.3973917

 

“Io ho cercato di ideare una nuova modernità, un nuovo concetto di eleganza.
Non è facile perché la realtà si muove così rapidamente che nessuno sa cosa stia succedendo e per di più a me sembra che le persone desiderino soltanto essere scioccate: sono alla ricerca di mode esplosive, di tendenze che lascino tutti a bocca aperta, mentre io cerco di evitare tutto questo perché le esplosioni non durano a lungo e non lasciano che le ceneri. Quello che posso dire è di avere inventato un nuovo modo di esprimere l’eleganza partendo da una grande rivoluzione iniziale e poi modulando tanti piccoli spostamenti intorno al nucleo centrale di quello che è il mio stile”.

Fonte: Firenze, 12 giugno 2018
https://www.quotidiano.net/moda/giorgio-armani-1.3973917

 

“La solitudine? È una sensazione che appare e scompare.
A volte ti attende sulla porta di casa, a volte si allontana per giorni e ritorna quando sei tra amici.
Mi capita di pensare che l’ho costruita e alimentata proprio io, anteponendo a tutti il mio lavoro, gli impegni che non finiscono mai e non permettono un attimo di sosta.
Una specie di corsa a ostacoli che mi è stata rimproverata anche dalle persone che più ho amato.
Ma forse la solitudine è qualcosa che accomuna tutti”.

Fonte:  di Paola Pollo  https://www.corriere.it/moda/news/17_agosto_14/giorgio-armani-la-solitudine-forse-quello-che-ci-accomuna-tutti-se-avessi-30-anni-farei-regista-5181b3f2-810d-11e7-a91b-263e95546556.shtml

 

“Mi sono sempre ritenuto un rivoluzionario che non ha voglia di accettare il sistema e sa trasformare le regole in una scelta di libertà.
Perché non amo l’enfasi, le forzature e i facili entusiasmi”.

Fonte:  di Paola Pollo  https://www.corriere.it/moda/news/17_agosto_14/giorgio-armani-la-solitudine-forse-quello-che-ci-accomuna-tutti-se-avessi-30-anni-farei-regista-5181b3f2-810d-11e7-a91b-263e95546556.shtml

 

“Lo sport penso che possa essere una scuola di volontà e disciplina personale.
Favorisce lo spirito di squadra, il senso della comunità che è alla base della vita civile.
Mens sana in corpore sano: e quando il corpo è allenato, tonico, ben strutturato è ancora meglio”.

Fonte:  di Paola Pollo  https://www.corriere.it/moda/news/17_agosto_14/giorgio-armani-la-solitudine-forse-quello-che-ci-accomuna-tutti-se-avessi-30-anni-farei-regista-5181b3f2-810d-11e7-a91b-263e95546556.shtml

 

“I giovani li osservo con la curiosità e l’attenzione di sempre, anche se a volte mi sembrano arrivati da un altro spazio e da un altro mondo.
Ammiro tutti i giovani che credono nelle proprie scelte al di là dell’attività che hanno scelto, secondo la propria personalità, come ho fatto io.
È quello che io suggerisco sia ai giovani che mi stanno in fianco nel lavoro sia a quelli che non conosco e che affettuosamente mi chiedono un consiglio”.

Fonte:  di Paola Pollo  https://www.corriere.it/moda/news/17_agosto_14/giorgio-armani-la-solitudine-forse-quello-che-ci-accomuna-tutti-se-avessi-30-anni-farei-regista-5181b3f2-810d-11e7-a91b-263e95546556.shtml

 

“L’Amore è un sentimento dalle infinite sfumature, sto ancora imparando ad apprezzarle tutte”.

Fonte:  di Paola Pollo  https://www.corriere.it/moda/news/17_agosto_14/giorgio-armani-la-solitudine-forse-quello-che-ci-accomuna-tutti-se-avessi-30-anni-farei-regista-5181b3f2-810d-11e7-a91b-263e95546556.shtml

 

 

“Penso che ognuno debba farsi conoscere attraverso gli strumenti che più gli assomigliano”.

Fonte:  di Paola Pollo  https://www.corriere.it/moda/news/17_agosto_14/giorgio-armani-la-solitudine-forse-quello-che-ci-accomuna-tutti-se-avessi-30-anni-farei-regista-5181b3f2-810d-11e7-a91b-263e95546556.shtml

 

 

“Lealtà, coerenza… Non sono parole troppo comuni oggi.”

Fonte:  23 ottobre 2017  di Maria Silvia Sacchi

 

“Meno male che sono legato a questi valori che hanno sempre rappresentato dei paletti sia nella mia vita privata che in quella professionale”.

Fonte:  23 ottobre 2017  di Maria Silvia Sacchi

 

“Il tratto principale del mio carattere.
La caparbietà, vado avanti anche quando mi sento scoraggiato.”

Fonte: Vogue Italia, marzo 2018, n.811, pag.126

 

 

“Il modo migliore di passare il tempo.
Al lavoro, quando tutto ha un significato.”

Fonte: Vogue Italia, marzo 2018, n.811, pag.126

 

 

“Il mio sogno di felicità.
Continuare a cercarla. Se dovessi trovarla credo che mi sentirei spento.”

Fonte: Vogue Italia, marzo 2018, n.811, pag.126

 

 

“Il mio motto.
Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.”

Fonte: Vogue Italia, marzo 2018, n.811, pag.126

 

“Per un creativo è importante trovare una propria cifra stilistica per esprimersi: un percorso che richiede applicazione e fatica e soprattutto perseveranza.”

Fonte: di  Elena Arzani 
https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/who-is-who/2018/01/intervista-giorgio-armani/

 

 

“Se dovessi mai realizzare un film, penso sarebbe un film con una storia coinvolgente, un colpo di scena, un bel ritmo e naturalmente un’attenzione speciale all’estetica.”

Fonte: di  Elena Arzani 
https://www.artribune.com/professioni-e-professionisti/who-is-who/2018/01/intervista-giorgio-armani/

 

 

“L’ eleganza, secondo me, consiste nel farsi ricordare e non nello stupire.
Consiglio discrezione e, insieme, disinvoltura con la consapevolezza del proprio corpo.
È un’ idea che non fa riferimento al genere e risulta valida per entrambi: è lo stile che bisogna ricercare e mettere in risalto”. 

Fonte: https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/12302772/giorgio-armani-intervista-libero-politica-euro-tasse-roma-milano-moda-islam-.html

 

“I risultati che ho ottenuto sono frutto del mio lavoro, ma mi ha aiutato anche un pizzico di fortuna.
È qualcosa di impalpabile, ma ci credeva perfino Napoleone, che diceva di volere “generali fortunati”.”

Fonte: https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/12302772/giorgio-armani-intervista-libero-politica-euro-tasse-roma-milano-moda-islam-.html

 

 

“Finche’ sarò in vita – sottolinea – a guidare la Fondazione sarò io, poi saranno tre persone nominate da me”.

Fonte: http://www.affaritaliani.it/costume/moda-armani-lascero-la-fondazione-a-3-persone-di-mia-nomina-505952.html

 

 

“Non amo molto parlare di me stesso, perché non amo l’autocelebrazione.”

Fonte: Servizio di ANDREA TENERANI
https://www.gqitalia.it/magazine/2017/12/06/giorgio-armani-si-svela-su-gq/?refresh_ce=

 

“Credo di aver contribuito a cambiare il modo di vestire di uomini e donne, e questa è una delle più grandi soddisfazioni.
Dopo oltre quarant’anni di onorata attività, con tutta questa esperienza sulle spalle, sarei autorizzato a tirare i remi in barca e godere di quel che ho.
Ma non ci riesco.
Riposare sugli allori non fa per me.
È vero, l’atteggiamento è senza dubbio italiano.
Dovrei ritirarmi, ma perché? Per vivere in vacanza permanente? Viaggiare per il mondo?
Lo faccio già, in parte. Ma non mi basta.
L’urgenza di far cose concrete mi prende e mi sovrasta.
È il lavoro che mi ha portato dove sono, lasciandomi alle spalle le durezze e le difficoltà.”

Fonte: Servizio di ANDREA TENERANI
https://www.gqitalia.it/magazine/2017/12/06/giorgio-armani-si-svela-su-gq/?refresh_ce=

 

“Attraverso il lavoro mi realizzo ogni giorno. Tutto qui.
La pigrizia e il dolce far niente non mi appartengono.
Sento ancora il bisogno di esprimere la mia visione e lo faccio impegnandomi al massimo, come il primo giorno.
A volte mi fermo e mi chiedo: a chi devo ancora dimostrare qualcosa?
Ecco, la risposta ce l’ho: a me stesso.
Lo dico onestamente. Mi interessa il giudizio degli altri, ma il mio giudice più severo è il signor Giorgio Armani.
Sono un perfezionista cronico, ed è in questo che trovo la spinta incessante a fare di più e meglio.
Qualcuno mi disse una volta che successo e ossessione sono parenti, e penso proprio che sia così.
Ma il successo per me non è mai stato l’accumulo della ricchezza, piuttosto il desiderio di dire, attraverso il mio lavoro, come la penso.”

Fonte: Servizio di ANDREA TENERANI
https://www.gqitalia.it/magazine/2017/12/06/giorgio-armani-si-svela-su-gq/?refresh_ce=

 

“Anche se non smetto di confrontarmi con chi mi sta intorno, anche se continuo a evolvermi e correggermi, ho raggiunto quel tanto di saggezza che mi fa accettare con serenità i miei pregi, come i miei difetti.
In fondo, ne abbiamo tutti: crescere non vuol dire altro che adattare il mondo perfetto delle idee a quello imperfetto della realtà.
Ci vuole una vita per farlo, ma alla fine ci si riesce.
Ecco, se c’è una cosa che negli anni ho imparato è ammorbidire la mia severità, senza per questo diventare buonista.
So che sbagliare è umano, e riesco a essere più indulgente.
Chi mi sta vicino teme il mio giudizio, ma sa che sono capace di grandi slanci.

Voglio il meglio, aspiro alla perfezione, mi impegno al massimo per raggiungerla.
Amo la discrezione, detesto l’esibizione inutile. Amo il silenzio e l’essenzialità, detesto l’eccesso e il rumore, anche metaforico.”

Fonte: Servizio di ANDREA TENERANI
https://www.gqitalia.it/magazine/2017/12/06/giorgio-armani-si-svela-su-gq/?refresh_ce=

 

Emanuele Vallone
Sono un imprenditore. “Creo valore” nelle aziende di cui sono socio e come “manager in affitto” per le aziende clienti portandole ad aumentare il fatturato e migliorare i processi di gestione. Metto a disposizione un MBA alla Bologna Business School e un Master SDA Bocconi in Marketing (spec. immobiliare). Apporto know how e nuove competenze attraverso strategie concrete, tangibili, misurabili ma soprattutto di comprovata efficacia. Risultati, risultati e risultati. Il focus è orientato ai risultati!

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Portare know how e nuove competenze attraverso strategie concrete, tangibili, misurabili ma soprattutto di comprovata efficacia.

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